La società petrolifera russa Gazprom ha risposto alla sollecitazione dell’Ad dell’Eni, Paolo Scaroni, che si è mobilitato chiedendo alla società di fare pressione sulle autorità russe per risolvere la questione dell’arresto dei 30 attivisti Greenpeace, tra i quali l’italiano Cristian d’Alessandro, avvenuto lo scorso 18 settembre, dopo l’assalto pacifista rivolto alla piattaforma petrolifera Gazprom per protesta contro le trivellazioni nell’Artico
“Gazprom ha risposto come mi attendevo dicendo che il problema non è in mano sua ma in mano della magistratura ma io penso che anche il semplice fatto che abbia risposto dia un senso di attenzione verso questo problema”, ha reso noto Scaroni al Gr Radio Rai.
“Ho perorato la causa degli attivisti di Greenpeace pur conscio del fatto che il problema non era più nelle mani di Gazprom ma nelle mani della magistratura russa. Contavo sul fatto che Gazprom potesse far sentire la sua voce autorevole in favore di quegli attivisti”, ha sottolineati il manager osservando che “credo che più si parla di questo caso sia in Russia che fuori dalla Russia e più possiamo sperare che anche la magistratura guardi a questo episodio non come a un episodio di pirateria ma come una dimostrazione pacifica di chi porta avanti istanze ambientaliste. D’altra parte ci risulta che anche Gazprom sia molto attenta ai temi ambientali”, ha poi concluso.
Intanto si apprende che un gruppo di attivisti in tuta arancione ha manifestato questo pomeriggio a Gorky Park di Mosca per la liberazione dei 30 militanti di Greenpeace: i dimostranti tenevano tra le mani la foto degli arrestati e un grande cartello che chiedeva la loro liberazione, mentre una persona travestita da orso polare sosteneva un cartello che recava la scritta in inglese e russo “l’Artico ha bisogno di ecologisti, non di eco-terroristi”.
Redazione

