Ammonterebbe a ben 13 miliardi di dollari il maxi risarcimento nei confronti degli Stati Uniti d’America che la banca d’affari JPMorgan avrebbe accettato di versare per porre fine alla questione della cosiddetta crisi dei mutui subprime, scoppiata alla fine del 2006 e che insieme al successivo fallimento di Lehman Brothers ha portato alla più grave recessione dal secondo dopoguerra a oggi.
Lo si apprende dal Wall Street Journal, che cita non meglio precisate “fonti molto vicine al dossier”, sostenendo l’esistenza di un accordo di massima ratificato dal ministro della giustizia Usa, Eric Holder, nel corso di una serie di colloqui telefonici portati avanti con i vertici della banca d’affari americana guidati da Jamie Dimon. Mancherebbe però l’accordo tra le parti – che al momento non hanno voluto commentare le indiscrezioni di stampa – perché alcuni aspetti dell’operazione devono essere rivisti. Nella cifra sono compresi 4 miliardi di dollari che JPMorgan dovrebbe versare alla Federal Housing Finance Agency, l’agenzia delle entrate che vigila sui mutui ipotecari.
Se però la cifra venisse confermata, si tratterebbe della più alta somma mai versata nelle casse dello Stato americano da parte di una singola società. In precedenza, si era parlato del versamento di undici miliardi di dollari, dunque anche da questo punto di vista ci sarebbe stata una seppur minima novità. L’accordo per il patteggiamento economico, però, non avrebbe nulla a che vedere con i procedimenti penali in corso contro JPMorgan, accusata di sponsorizzare e vendere mutui ipotecari senza segnalarne l’alto rischio a cui si esponevano i clienti.
Redazione online

