Il Governo indiano è ancora incerto sulle procedure da applicare per il caso dei due marò del battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti in India in attesa del processo. Infatti, le autorità indiane stanno ancora discutendo su come interrogare gli altri quattro fucilieri che erano a bordo dell’Enrica Lexie insieme a Latorre e Girone e che furono testimoni dell’uccisione dei due pescatori nel 2012.
Infatti, secondo quanto riportano i quotidiani indiani, in particolare The Indian Express, il ministro dell’Interno indiano, dopo avere consultato il titolare della Giustizia e la Procura della repubblica, avrebbe deciso di “rinviare” l’invio degli investigatori indiani in Italia per interrogare gli altri quattro fucilieri coinvolti nella vicenda e che si sono sempre rifiutati di andare in India a testimoniare.
In base a quanto emerge, le autorità indiane stanno cercando di valutare varie ipotesi di raccolta informazioni: il governo sta pensando d’inviare una lettera rogatoria all’Italia, trasferendo alle autorità italiane l’incarico di raccogliere informazioni, riservandosi il diritto di inviare sempre i proprio investigatori.
Il giornale ha evidenziato che la Nia sostiene che il modo migliore per concludere l’inchiesta sull’incidente sarebbe che gli altri quattro marò si presentassero a testimoniare a New Delhi.
Tuttavia, dopo le sue consultazioni, il ministro dell’Interno indiano ha chiesto alla National Investigation Agency (Nia), l’agenzia investigativa indiana, di “deliberare” su le altre due opzioni che furono presentate dalle autorità italiane: quella “d’inviare un questionario in Italia o registrare le deposizioni dei testimoni attraverso una video conferenza”. Due procedure che non erano ammissibili per il tribunale indiano.
La vicenda segue la polemica che era scaturita già lo scorso 13 ottobre, quando i quotidiani indiani avevano riferito che i tre ministri implicati nel caso, quello della Giustizia, della Difesa e degli Esteri stavano rallentando i tempi del processo: i ministeri degli Esteri e della Giustizia erano concordi nell’utilizzare lo strumento delle lettere rogatorie, mentre la linea dell ministero dell’Interno che riteneva che “l’Italia si è ancora una volta fatto beffe degli accordi”, sollecitava un intervento della Corte Suprema.
Redazione
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