E’ morto oggi, all’età di 86 anni, in un ospedale di Varsavia, Tadeusz Mazowiecki, il primo premier non comunista dopo la svolta democratica in Polonia nel 1989. E’ quanto ha reso noto la sua famiglia.
Mazowiecki è stato fautore delle trattative tra il regime comunista e l’opposizione guidata dal sindacato Solidarnosc che vinse le elezioni del 4 giugno 1989: Mazowiecki divenne premier del primo governo non comunista e insieme all’economista Leszek Balcerowicz ha avviato la ricostruzione democratica ed economica del Paese.
Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski ha reso omaggio al leader sottolineando il suo tributo alla Polonia e definendolo “uno dei padri della libertà e dell’indipendenza in Polonia”.
Mazowiecki, nasce in una famiglia nobile polacca, ha studiato legge alla Università di Varsavia. E’ stato espulso dal partito comunista Cattolico Pax nel 1955, perché sospettato di appartenere a un gruppo di opposizione interna. Nel 1957, contribuì alla creazione del Catholic Intelligentsia Club, e negli anni Settanta sostenne papa Giovanni XXIII e il processo di apertura della chiesa ai problemi del mondo. Deputato fra il 1961 e il 1971 del gruppo dei cattolici Znak (Il segno), Mazowiecki negli anni Settanta ha fatto parte dell’opposizione democratica contro il regime comunista.
Nel 1981 è diventato l’editore della rivista di opposizione, la Tygodnik Solidarnosc (Solidarity Weekly), che è stata poi censurata dalla corte marziale del regime comunista nel dicembre del 1981.
Mazowiecki fu incarcerato e poi rilasciato nel dicembre 1982.
E’ diventato il consigliere di Lech Walesa dopo aver sostenuto gli scioperi degli operai del porto di Gdansk nel 1980.
Promotore di un dialogo e di una transizione politica in Polonia, Mazowiecki ha preso parte alle trattative che si sono svolte nel mese di febbraio del 1989 e che portarono alle prime elezioni libere nel blocco sovietico.
A metà degli anni Novanta, in pieno conflitto balcanico, Mazowiecki fu anche inviato del’Onu per l’ex Jugoslavia. Si dimise, confessando al propria impotenza, dopo il massacro di migliaia di musulmani bosniaci ad opera delle truppe serbo bosniache a Srebrenica nel luglio 1995.
Mazowiecki ha anche fortemente sostenuto l’adesione della Polonia all’Unione Europea.
Redazione

