Bufera su Marine Le Pen, in campagna elettorale spese 20mila euro in pasticcini

Marine Le Pen (Getty Images)

I sondaggi in vista delle prossime europee danno in testa il “suo” Front National ed è senza dubbi la grande sorpresa della politica francese, con la sua capacità di capitalizzare anche i voti storicamente di sinistra, ma delusi da politiche troppo “europeiste”. Anche la nuova lady di ferro di Francia, Marine Le Pen, donna capace di rinnovare il movimento di ultradestra guidato per decenni dal padre, avrebbe però i suoi vizi: secondo la Commissione dei conti della campagna elettorale, infatti, la leader politica avrebbe speso, nel corso delle elezioni presidenziali del 2012, oltre 20mila euro in pasticcini, che naturalmente non le verranno rimborsati.

Su un totale di poco più di 9 milioni chiesti da Marine Le Pen, però, quelle per i pasticcini non sono le uniche spese che non le verranno rimborsate: ammonta infatti a circa 700mila euro la cifra spesa in campagna elettorale dalla carismatica leader del Front National che però non verrà rimborsata. Si tratta di spese per soggiorni in alberghi a quattro stelle, il pagamento delle guardie private pur essendo sotto scorta statale e l’organizzazione di feste musicali praticamente fuori campagna elettorale.

Da parte sua, la leader dell’ultradestra si è difesa: “Non ho dissimulato le fatture come ha fatto Sarkozy. Ho preferito chiedere il rimborso di tutto quel che potevo, indicandolo le voci chiaramente, e quando mi sono trovata nel dubbio ho preferito lasciare alla commissione il compito di decidere se una certa spesa era elettorale oppure no”. Ma in Francia la polemica è esplosa e l’opinione pubblica si chiede che senso abbia, in un momento di magra per le casse dello Stato, presentare quel genere di scontrini.

Intanto, Marine Le Pen gongola sui sondaggi che la vedono in vantaggio alle Europee e inizia a ritagliarsi le proprie alleanze, in discontinuità con quelle che furono le politiche del padre, abbandonando movimenti fortemente razzisti e xenofobi come il partito ungherese Jobbik, che si è visto abbandonato da uno dei suoi leader, dopo che questi ha scoperto le proprie origini ebree, e il British National Party, cercando invece compagni di avventura più graditi all’opinione pubblica, pur essendo fortemente antieuropeisti, come il Partito della libertà olandese di Geert Wilders e i separatisti fiamminghi del Vlaams Belang.

Redazione online

Fonte | mondo.direttanews.it

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