Il caso Datagate si arricchisce di interessanti sviluppi che allargano lo spettro d’inchiesta sulle operazioni di spionaggio attuate a livello internazionale. Non solo l’Nsa, l’agenzia di sicurezza statunitense attaccata da Edward Snowden, ma anche altri servizi segreti esterni agli USA avrebbero attuato azioni di cybercontrollo di dati e metadati informatici. Secondo alcune nuove indiscrezioni emerse con due articoli pubblicati in Italia da Corriere della Sera e La Stampa, anche gli agenti addetti alla sicurezza di Mosca sarebbero coinvolte in operazioni di monitoraggio segrete; sembra infatti, stando a quanto riportano i giornalisti italiani che hanno ricevuto una parziale conferma da parte della Commissione Europea, che nel corso del G20 svoltosi a San Pietroburgo i russi avrebbero offerto ai presenti sotto forma di gadget omaggio chiavette e cavi USB che contenevano un particolare marchingegno per intercettazioni.
Dopo il lancio della notizia, il Cremlino ha risposto cercando di minimizzare. Secondo quanto dichiarato dai portavoce di Vladimir Putin, si tratterebbe di un “chiaro tentativo di sviare l’attenzione da un problema realmente esistente, l’attività di spionaggio Usa”.
Intanto, per quanto riguarda il presunto coinvolgimento dell’Italia nel Datagate, oggi Palazzo Chigi ha fatto circolare un comunicato nel quale si annuncia che il Presidente del Consiglio ha chiesto per giovedì la convocazione del Cisr, il Comitato per la Sicurezza della Repubblica.
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