La cupola della Basilica di San Pietro al tramonto, Città del Vaticano, Roma (GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)
Le cimici dell’Nsa, l’agenzia di sicurezza americana coinvolta nel Datagate, sarebbero arrivate fino in Vaticano. A riportare la notizia dello spionaggio da parte degli americani nei confronti delle cariche più alte ed influenti della Chiesa è un’anteprima del numero di Panorama che sarà in edicola a partire da domani. Stando a quanto si legge nell’articolo dedicato alla questione dal settimanale, l’Nsa si sarebbe occupata di monitorare le conversazioni telefoniche in territorio papalino tra il dicembre del 2012 e il gennaio dell’anno successivo.
Ma lo stesso Papa Francesco I potrebbe non essere sfuggito alle intercettazioni, dato che si trovava a Roma – nello specifico presso la Domus Internationalis Paolo VI – nel pieno delle operazioni della National Security Agency.
Non è escluso, inoltre, che anche il Conclave che ha proclamato Bergoglio successore di Ratzinger sia finito nel mirino statunitense e le stesse telefonate che hanno portato all’elezione di Ernst von Fryeberg come presidente dello Ior siano state ascoltate dagli OO7 d’oltreoceano. Da parte dell’ufficio stampa vaticano, però i commenti arrivati successivamente al lancio della notizia non sembrano particolarmente preoccupati. Queste le parole pronunciate da Federico Lombardi: “Non ci risulta nulla su questo tema e in ogni caso non abbiamo alcuna preoccupazione in merito”.
Redazione online
