E’ stato modificato dalle autorità russe del tribunale di Murmansk il capo d’accusa che pende sui militanti dell’organizzazione internazionale in difesa dell’ambiente Greenpeace. Gli attivisti – arrestati lo scorso 8 settembre mentre si trovavano a bordo della nave Arctic Sunrise per protestare contro le trivellazioni nell’Artico – erano accusati di pirateria e rischiavano fino a 15 anni di detenzione se l’imputazione fosse stata confermata in sede giudiziaria; ora, invece, l’accusa è stata ridotta a teppismo e gli incarcerati potranno essere fattibili di una condanna di al massimo sette anni.
A dare la notizia è stata l’agenzia stampa russa Ria Novosti, la quale ha riportato le dichiarazioni di Vladimir Markin, l’uomo a capo della Commissione che sta effettuando le indagini sul caso.
Tra gli attivisti detenuti a Murmansk – in tutto 30 – è presente anche il napoletano Cristian D’Alessandro. Solo il 19 ottobre scorso, la ministra degli Esteri, Emma Bonino, aveva incontrato i famigliari di D’Alessandro a Napoli per rassicurarli sul lavoro che la Farnesina stava facendo per mediare con le autorità di Mosca ed ottenere il rilascio dell’italiano.
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